X Festival Giapponese della Lailac di Firenze
viaggi, shiawase, kichigai + lunedì, 17 novembre 2008


Ordunque... sveglia alle 5.45 e partenza da Milano C.le alle 7.10.
La città è ancora buia ed il treno parte immergendosi nell'oscurità della mattina invernale padana per dirigersi mesto verso Roma (vera direzione finale del convoglio). Pian piano oltre il finestrino il paesaggio si schiarisce, i campi sono coperti e nascosti da spessi strati di nebbia bianca, tanto che il nostro sembra seriamente un viaggio magico mistico verso il vero giappone! Lentamente comincia la giornata e noi sbarchiamo a Firenze Rifredi in una freddissima e ventosa mattina di Novembre, con un sole magnifico ad illuminare tutto, giusto per farci pensare che anche i kami vogliono che noi andiamo a questo Festival! *_*
Facciamo colazione in una pasticceria di firenze e ci avviamo alla Limonaia di Villa Strozzi di Firenze. Prima di tutto c'è una luuunga salita da fare e solo allora si raggiunge la cima e la villa. C'è da dire che questa salita, seppuir asfaltata, era in mezzo agli alberi e al verde della collina su cui si trovava l'edificio e le bandiere rosse in kanji neri della Lailac da un lato all'altro della strada sembravano riproposse l'effetto Torii ed il sentiero che porta ai templi. Allontanarsi tra gli alberi dalla strada rumorosa era davvero come immergersi in un altro mondo fatto di magia, misticismo ed eleganza.


[1] la Villa da fuori (c'era il sole, ma la foto l'ho fatta alla fine della giornata che erano già le 17 meno qualcosa e noi dovevamo andare, seppur il festival continuava fino alle 20)
[2] credo che quella sia la presidentessa della Lailac (scusate la sfocatura, ma mi si parava gente davanti e la macchina cambiava messa a fuoco)
[3] la gentile traduttrice di tutti gli spettacoli che abbiamo visto (il suo kimono era spettacolare: stoffa azzuro tenue e obi argentato. Meraviglia!)

Una volta entrate c'è musica che riempie la grande sala della villa e noi ci diamo alla contemplazione della parte iniziale del Festival.
Quindi troviamo prima di tutto vari banchi con oggetti e cartelli di spiegazioni sul Kimono. I vari tipi, come ognuno avesse le sue decorazioni, il suo modo di essere cucito, ciò che ogni kimono significa se portato da una donna o da un'altra.


[1] Quelli che vedete in foto sono Kimoni per bambini con piccoli geta e altri strumenti. (i due piccini appesi in alto sono riproduzioni minuscole) Il bambino indossa il suo primo kimono ad un mese della nascita, quando viene portato al tempio per essere mostrato e benedetto dai Kami
[2] Ventaglietto con maschera di Okame

Poi dietro ai banchettini (quelli con la tela verde e rossa cheintravedete nella foto qui sotto) comincia una piccola mostra fotografica sulle festività del giappone.


[1] la piccola mostra in generale
[2] vi ho riproposto la festa al dio del sakè: gli uomini si ubriacano terribilmente e preda dell'ecool fanno gare trasportandosi quelle travi sulla schiena.

Sulla destra della foto (parlo di quella sopra) intravedete che dopo le foto c'è ancora qualcos'altro: ebbene sì. Questo è l'angolo dedicato al Teatro Noh. Il Omote-zukurishi (Mastro delle Maschere Noh) Nanjou Chouse ha messo in mostra 20 delle sue maschere e ne lavorava due sul mo mento così che si posse ammirare da lui direttamente la tecnica di lavorazione del legno.


[1] demoni o esseri umani demonizzati dai loro sentimenti (es. quella centrale è una dona corrosa dalla rabbia e dalla gelosia per amore)
[2] maschere usate per i personaggi anziani (es. la prima è quella di un anziano che racconta storie ai bambini, la seconda è quella che rappresenta il saggio di una montagna)
[3] la mia foto preferita in assoluto. Maschere di donne, sembra tutte uguali, ma piccole differenze le distinguevano e infatti ognuna simboleggiava qualcosa di diverso
[4] Nanjou Chouse, l'Omote-zukurishi
[5] con un cartoncino sagomato delle forme del profilo il maestro controlla che l'intagliatura stia seguendo la linea giusta
[6] e poi riprende a tagliare
[7] filmato del teatro noh e donne a cui fare domande che, nel frattempo, fanno origami.

Continuando il nostro giro per la villa troviamo moltissimi banchettini diversi. Per saperli tutti nel dettaglio vi basta andare a vedere sul e diciamo che sono riuscita a fotografare quasi-quasi tutto.


[1] angolo della degustazione del te
[2] mappatura dell'aura (a destra), massaggi (sul fondo), magliette strane (sotto l'ombrello), angolo dello Yuzen del maestro Yasumichi Nakagawa (sul davanti)
[3] sempre pittura su tela, un dettaglio dei due dipinti più belli secondo me (quello di sinistra poi è il mio preferito)
[4-6] angolo di calligrafia gratis o ad offerta
[7] banchetto degli origami
[8] banco ufficiale del maestro Shorounin Zenryu (x dettagli leggete il resoconto della sua dimostrazione sul palco)

Ovviamente i banchetti non erano tutto in questo festival: anzi! Il palco è stato teatro di numerosi spettacoli interessanti. Quando siamo entrate c'era la dimostrazione dell'Asahi Mai (niente, foto, ahimè.. ero presa dalla mostra e dalle maschere noh) dopodichè siamo entrate nel vivo del festival con due delle dimostrazioni che più ci interessavano.
Comincerei quindi con l'illustrarvi la prima: la dimostrazione della cerimonia del te a cura del mestro Kochuan Soucho assistito dall'allieva Keiko Nakagawa. Scopo della dimostrazione era ovviamente spiegare e mostrare il fulcro di questa meravigliosa arte e darela possibilità a 5 persone di assaggiare il te fatto dal maestro (durante la cerimonia ne ha fatte 5 tazze).


[1] allestimento della "scenografia"
[2] tutti gli oggetti dellla cerimonia in disposizione iniziale
[3] il Maestro fa un'introduzione
[4] spiegazione sui dettagli da cerimonia e l'importanza della tazza
[5] sempre spiegazione
[6-10] la cerimonia del te (adoro al 10 *-*)
[11] tazza pronta, l'assistente la prende per offrirla a qualcuno del pubblico
[12] ringraziamento (quello davanti è un ventaglio)

Due piccoli dettagli: questi erano i Kimono sui due lati del palco (il mio preferito è il secondo, stava a destra) il cui costo si aggirava intorno ai 3 milioni di euro l'uno.



La seconda dimostrazione del mattino era quella del Koto, la cetra giapponese. Grazie al Gruppo "Harmony", composto da Oguni Utayuki, Kikuchi Masachie, Ito Masasumi e Yano Masayu, è stato possibile ascoltare misuca veramente piacevole. Sono davvero maestre!


beh sono tutte del gruppo, segnalo semplicemente che nella terza c'è un duetto con Koto e Shamisen.

Era arrivata ora di pranzo e ho fatto a botte per guadagnarmi i miei noodle di gamberetti e due Daifuku. Mi sono presa il tutto e ho deciso di prendere una boccata d'aria (chi era con me non ha avuto la pazienza, punto cardine di molte arti giapponesi, di aspettare per i noodle e quini avevano preso la macchina in cerca di una panetteria) anche per scappare dalla cantante che il gruppo di koto accompagnava durante la dimostrazione di canto. Non che avesse una voce pessima, anzi, era molto brava, ma le canzoni erano una lagna indescrivibile ._. e poi avevo fame!


anche se non l'ho ascoltata ho comunque fotografato il suo momento per amor di cronaca e per mostrarla qui ^_*

Passiamo alla seconda rappresentazione che attendevamo con più ansia noi. La dimostrazione di calligrafica Shodo del maestro Shorounin Zenryu che in Giappone è uno dei più famosi e più richiesti per copertine, insegne e molto altro. (vedi foto1, foto2 e foto3)
La sua dimostrazione con sisteva in un rito di purificazione e poi nella realizzazione di un kanji sul pannello infondo al palco. Sarebbe stata più suggestiva una ripresa, ma, ahimè, non si ho affatto pensato e c'era solo la mia Zoe con me (la macchina fotografica). L'anno prossimo so di doverle portare tutte e due!


[1] il maestro al suo banchetto, prima della dimostrazione. Faceva la scritta richiesta (la sua era a pagamento!) e la faceva asciugare aiutandosi con un piccolo phon XD
[2] dunque, il palco era piuttosto spoglio se non fosse per questo altarino in un angolo e uno identico nell'altro. L'unica differenza tra i due è che in questo il pennello è quello giapponese tipico per la scrittura, mentre nell'altro ce n'era uno "europeo" un pennello come tanti dei nostri insomma
[3-8] la musica accompagna il rito di purificazione e il maestro comincia una danza energica. Da notare il fagotto bianco che spunta dal kimono all'altezza del petto
[9,10] quel fagotto è il rotolo di taschine che contengono i suoi strumenti che vediamo qui srotolato e con il pennello in aria
[11,12] dopo la purificazione passiamo al ringraziamento: qui all'altare del pennello "italiano" il maestro ringrazia l'italia che l'ha chiamato e Firenze, luogo d'arte, che lo ospita e gli ha dato l'opportunità di uscire dal suo paese per la prima volta
[13-16] e poi il ringraziamento al pennello giapponese perchè lui è portatore di questa arte e le rende omaggio
[17,18] altra breve danza con tamburino prima di cominciare la scritta [19-21] ed ecco la scritta!
[22] breve danza finale, potete vedere il kanji finito: il concetto espresso è quello del "qui e ora" "momento presente" "qui in questo momento" tipico del buddhismo
[23] spiegazione finale. Il maestro non comincia pensando già al kanji da fare, ma ciò che la danza lo ispira, ciò ch eil pubblico gli trasmette gli darà il kanji da scrivere nel momento in cui è davanti alla tela. Alla fine, con gli occhi lucidi (io e la mia amica piangevamo commosse) il maestro ha letto delle parole in italiano che si era scritto sul ventaglio e ha ringraziato tutti.

Ultima dimostrazione seguita è stata quella del comico Sanyutei Ryuraku (che è uno Shinuchi, il massimo livello dell'arte del Rakugo, storie comiche). La Lailac ha voluto fare una scommessa col timore che al pubblico non arrivasse la bellezza diq uest'arte e, soprattutto, che non ridesse! Ma direi che ci sono riusciti a pieno: era veramente bravo, credo che anche noi profani ce ne siamo accorti. La traduttrice introduceva a grandi linee il racconto, poi lasciava fare a Ryuraku e la gente rideva! Alla fine di tutto la traduttrice spiegava con più accortezza i passi della storia.


c'era un sacco di gente nel pomeriggio, mettermi davanti è stato impossibile! Mi son mess ain piedi su una sedia, ho fatto due foto e poi gli organizzatori mi hanno cacciato da lì sopra chiedendomi di stare a terra XD Comunque farei notare l'espressività dell'artista in un arte che imponi di rimanere seduti, senza scenografie e con solo il proprio fazzoletto e ventaglio ad aiutarlo nella scena!!

Per concludere sono passata al tendone esterno dove vendevano un po' di cose.


[1] particolari dei giochi presenti, li riconoscerete se leggete manga o guardate anime! Quello infondo è qullo dove si pescano i pesci vivi con la retina (qui cerano giochini galleggianti, non pesci), quello sul davanti è la pesca degli yo-yo palloncino. guardate che quelli i due neri!!
[2] direi che si intuisce come funziona XD
[3] riproduzione in miniatura dinon so cosa... ma era bellissimo e l'ho fotografato!

Con 3 ore e mezza di sonno a testa e un treno che partiva alle 17.31 ce ne siamo andate alle 16.30 c.ca. Abbiamo bevuto un te caldo in un bar (rifare la degustazione era improponibile, nel pomeriggio c'era davvero ressa) e abbiamo atteso l'intercity che ci ha riportato a casa alle 22.45. Milano era di nuovo buia... praticamente non l'abbiamo mai vista col sole e così... essendo quasi già buio quando siamo andate via dal Festival ed essendo notte quando siamo tornate a Milano... è stao nuovamente come se fossimo state catapultate fuori da un mondo magico e nella realtà il tempo si era fermato ed ha ripreso a scorrere solo quando siamo uscite.
Meraviglioso festival. L'anno prossimo si torna!



alle 15:23
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